Come l’industria automobilistica ha criminalizzato pedoni e ciclisti

Come l’industria automobilistica ha criminalizzato pedoni e ciclisti

 

Un articolo firmato da Joseph Stromberg e pubblicato sul magazine Vox ha ricordato il processo con cui l’industria automobilistica, nel secolo scorso, ha rivendicato un diritto quasi esclusivo delle auto ad occupare le strade.

100 anni fa, se eri un pedone, attraversare la strada era molto semplice: la attraversavi e basta. Oggi invece la stessa strada andrebbe attraversata in prossimità delle strisce pedonali o di un semaforo, attendendo che diventi verde il segnale dedicato ai pedoni. Chiunque non osservi questa prassi è, nel migliore dei casi, nel torto, nel peggiore sanzionabile dalla legge. L’infrazione si chiama “jaywalking” ed è un termine anglosasone che indica un attraversamento della strada spericolato o fuori dalle strisce pedonali. A Los Angeles ogni anno sono migliaia i pedoni multati per jaywalking, con contravvenzioni fino a 250 dollari. Per molti di loro, probabilmente, subire una multa del genere in fondo è normale, eppure non sanno che questo è il risultato di un’aggressiva (e dimenticata) campagna di criminalizzazione contro pedoni e ciclisti portata avanti dalle case automobilistiche dal 1920 in poi, con lo scopo di ridefinire le regole di utilizzo della strada.

Come sottolinea Peter Norton, docente di storia presso l’Università della Virginia, quando le automobili furono introdotte era compito di chi le guidava avere riguardo per gli altri utenti della strada. Con gli anni invece la situazione è stata completamente rovesciata, le strade sono divenute di proprietà delle auto e se un pedone o un ciclista viene investito, è colpa sua. Punto.
Questo cambiamento di prospettiva non è avvenuto dall’oggi al domani, e certamente non è stato casuale, ma frutto di una precisa campagna di demonizzazione contro pedoni e ciclisti, di cui il jaywalking ne è espressione, ben pianificata dalle aziende dell’automotive per ovvie ragioni di vendita dei loro prodotti.

Quando le strade erano spazio pubblico

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Anche se oggi è strano immaginarlo, fino ai primi anni del 1900 le città erano completamente diverse da quelle che conosciamo oggi. Senza le auto, le strade erano spazio pubblico, nel vero senso della parola; vi transitavano carretti, biciclette, cavalli e naturalmente pedoni. Con l’introduzione delle prime automobili vennero disegnate anche le prime strisce pedonali, che in realtà venivano spesso ignorate, ma quando le auto presero a diffondersi le conseguenze furono inevitabili e catastrofiche: tanti incidenti e tanti morti ogni giorno.

L'andamento dei morti per incidenti stradali negli USA dal 1900 al 1923.

I morti per incidenti stradali negli USA dal 1900 al 1923.

La maggior parte di questi morti erano anziani e bambini, in particolare questi ultimi che avevano vissuto la strada come luogo di gioco si ritrovarono di colpo ad essere degli intrusi.
La reazione di molti cittadini fu di sdegno, e le automobili cominciarono a non essere ben viste da molti; con le dovute proporzioni, venivano considerate un po’ come oggi gli yacht, oggetti frivoli e pericolosi appannaggio di pochi ricchi. Anche parte della stampa prese le difese dei cittadini vittime degli incidenti stradali, schierandosi contro la violenza delle auto e chiedendo di regolamentarne la circolazione.
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Prima dell’emanazione di leggi specifiche per il traffico, in caso di incidenti i giudici consideravano sempre il veicolo più grande, e quindi l’auto, come colpevole, e molti automobilisti vennero condannati per omicidio colposo indipendentemente dalle circostanze dell’accaduto.

Come le auto si sono impossessate delle strade

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