Fiab in Parlamento. Pagliaccio:”La mobilità attiva non è una priorità per la politica”

Fiab in Parlamento. Pagliaccio:”La mobilità attiva non è una priorità per la politica”

di Alessandro Di Stefano

«Ho sentito un politico dire che non possiamo puntare sulla bicicletta perché non siamo mica l’Olanda. Per noi di Fiab, un panorama politico simile è sconfortante». Mastica amaro la Presidente Giulietta Pagliaccio all’indomani del suo intervento in ottava Commissione al Senato, dove diversi soggetti e associazioni sono stati convocati lunedì 17 luglio sul tema della mobilità sostenibile e sulle possibili linee guida da suggerire al Governo tra le pagine della prossima Legge di Bilancio in calendario dopo l’estate.

Fiab è stata convocata in audizione insieme ad altre associazioni. Presenti anche il mondo dei trasporti e delle auto elettriche.
«Stefano Vaccari, il Senatore del Pd, ha richiesto la nostra presenza. E di questo lo ringrazio perché significa che Fiab si è guadagnata una certa credibilità nelle istituzioni. Confesso però che i tempi di intervento e il trattamento riservatoci mi ha dato la conferma che si stia puntando sulle ecar e su un futuro che dà poco spazio alle mobilità ciclistica. Gli incentivi all’acquisto delle auto elettriche, ci metto la mano sul fuoco, saranno presenti nella prossima Legge di Bilancio. E per controbilanciare metteranno qualche fondo a sostegno dell’acquisto di ebike. Fiab, lo preciso, non chiude certo la porta all’auto elettrica, ma la situazione oggi è sbilanciata: si punta ancora troppo poco sulla mobilità attiva, ovvero pedoni, ciclisti e trasporto pubblico».

Cosa chiede Fiab? Quali interventi e obiettivi concreti a sostegno della mobilità attiva?
«Insistiamo perché si adotti a livello nazionale una legge dell’Emilia Romagna che va, a nostro avviso, nella direzione giusta. Per i comuni superiori a 30mila abitanti, questa la norma, l’obiettivo è un taglio del 20% del traffico privato. Così si sostiene la mobilità attiva con misure realiste. Perché una città senza macchina è utopica. È però possibile una città dove il modal share della bicicletta, degli spostamenti a piedi e dell’utilizzo del trasporto pubblico crescano. Strappando così sempre più persone all’abitacolo».

Quali i commenti in Commissione al vostro intervento?
«Questa la nota dolente. Il Presidente della Commissione, Altero Matteoli di Forza Italia, ha liquidato la questione dicendo che l’Italia non è mica l’Olanda, dimenticandosi che l’Olanda non è nata terra di biciclette, ma ci è diventata con finanziamenti, infrastrutture, cambio di mentalità e decenni di lavori. In Commissione ho sentito poi che non è consigliabile andare in bicicletta in città per via dell’inquinamento eccessivo. Sono frasi che si commentano da sole, ma che intanto ci danno l’idea di un’ignoranza di fondo sul tema della mobilità ciclistica».

A questo proposito, è proprio Fiab a dire che investire soltanto nella mobilità ciclistica non basta.
«Faccio l’esempio di Ferrara, una città dove storicamente l’utilizzo della bici è alto. Là però l’utilizzo dell’auto è ancora troppo elevato, mentre quella del trasporto pubblico ancora troppo basso. Su questo la stella polare di Fiab è documento del 2012 firmato a Reggio Emilia durante gli Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità Nuova (in allegato). Tra le tante cose, il testo fissa il target 20-20-20 per le nostre città: ovvero una ripartizione modale tra spostamenti in bici, a piedi e sui mezzi pubblici del 20% ciascuno. Non raggiungeremo subito i livelli di Olanda e Danimarca, certo. Ma sono obiettivi sensati perché l’Italia cammini e pedali di più».

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