Giulietta Pagliaccio rieletta presidente FIAB

Giulietta	Pagliaccio rieletta	presidente FIAB

Sicurezza stradale tra gli obiettivi del nuovo mandato: approvata all’unanimità la mozione sul tema.
E, per incentivare le amministrazioni locali, nasce l’iniziativa comuniciclabili.it

Milano, 2 maggio 2017 – “Dedico la mia nuova elezione a tutte le vittime della strada, pedoni, ciclisti e automobilisti, partendo dal grande campione Michele Scarponi”, sono queste le prime parole di Giulietta Pagliaccio, confermata per il terzo mandato consecutivo a Presidente di FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta (www.fiab-onlus.it) durante l’Assemblea Nazionale che si è svolta nel fine settimana a Monza. “Il lavoro di promozione all’uso della bicicletta che portiamo avanti da anni è prima di tutto un’idea di città e territori nuovi e sicuri per tutti, a partire dagli utenti più vulnerabili. Se la città è più sicura per i ciclisti, lo è anche per gli automobilisti e per gli altri utenti della strada”. Il tema della sicurezza stradale è stato al centro della tre giorni di FIAB. “I numeri relativi agli incidenti e ai morti sulle strade d’Italia ci dicono che esiste un problema enorme, un vero dramma1 – ha detto Giulietta Pagliaccio. – Tutti devono sentirsi chiamati a fare la loro parte e impegnati ad affrontare il tema della sicurezza stradale mettendo al centro del proprio agire la “persona” e non il mezzo che sta usando in quel momento. Le associazioni continueranno a diffondere una cultura della sicurezza fra le persone, mentre il Parlamento e il Governo devono impegnarsi affinché venga approvato il Disegno di Legge-delega per la riforma del Codice della Strada, votato e approvato alla Camera il 9 ottobre 2014 e, purtroppo, fermo al Senato da due anni e mezzo. Ma anche il mondo imprenditoriale dell’auto e della pubblicità sono chiamati in causa, affinché non passino unicamente messaggi che deresponsabilizzano chi usa l’auto e abbassa il livello di attenzione nei confronti di ciò che è fuori dall’abitacolo del proprio mezzo”. Un tema caldo, dunque, su cui l’Assemblea Nazionale FIAB ha lavorato e riflettuto, dando vita a una mozione, approvata all’unanimità, sulla sicurezza di tutti gli utenti del traffico e non soltanto dei ciclisti: nella Dichiarazione di Monza sulla Sicurezza Stradale – in allegato – la mobilità sostenibile viene infatti proposta alle istituzioni, locali e nazionali, come “criterio di premessa” per qualsiasi intervento sulla viabilità e sul traffico. Sarà questo documento il punto di riferimento da cui proseguirà nel futuro la politica associativa della Federazione.

1 Nel 2015 in Italia hanno perso la vita 251 ciclisti e 602 pedoni, ma anche 891 motociclisti, 1.504 automobilisti e 180 conducenti di mezzi pesanti, a cui si aggiungono i numeri di gran lunga superiori dei feriti, la cui gravità determina in molti casi invalidità anche permanenti. I costi umani e sociali sono gravissimi e ingenti. Il costo degli incidenti, quando si parla di copertura finanziaria è oggi pari a 23 miliardi di euro l’anno, di cui solo 4 per incidenti a pedoni o ciclisti.

COMUNICICLABILI
COMUNI
FIAB ha anche già pensato a come incentivare le amministrazioni a far di più sui temi della ciclabilità e della sicurezza stradale: si tratta della nuova iniziativa ComuniCiclabili (www.comuniciclabili.it). Un indicatore riassuntivo che la Federazione intende assegnare ai comuni italiani, sui temi legati al bike to work, al bike to school e alla mobilità dolce in generale. Da 1 a 5 FIAB il punteggio (scelto il logo bike smile come unità di misura) che verrà assegnato alle tante realtà che si distinguono per politiche bike-friendly: il tutto per invogliare i sindaci a far meglio e non solo a “fare a gara a chi ha la ciclabile più lunga”; un modo per valorizzare il lavoro delle oltre 150 associazioni FIAB presenti sul territorio italiano; e, infine, uno strumento per gli utenti, quei tanti ciclisti che verrebbero invogliati a pedalare in un comune “a 5 bike smile”.

Durante la tre giorni FIAB non sono mancate le testimonianze a favore della bicicletta come strumento per lo sviluppo di una mobilità più sostenibile, per la creazione di città più belle e sicure e la facilitazione di nuove economie. Adam Bodor, direttore di Eurovelo (la rete ciclabile europea) ha parlato di cicloturismo ovvero dei 2,3 miliardi i viaggi all’anno in tutta Europa, con introiti significativi: un domani, se completati, i 70mila km delle 15 ciclovie Eurovelo aggiungerebbero 7 miliardi di euro annui ai 44 già prodotti oggi ogni anno dal settore delle vacanze in bicicletta.

CN Insieme alla presidente Giulietta Pagliaccio l’Assemblea Nazionale FIAB ha rinnovato il Consiglio Nazionale (nella foto) ora composto da: Cristina Castellari (Fiab Genova), Beatrice Galli (Fiab Roma), Enrico Chiarini (Fiab Montichiari BS), Alessandro Tursi (Fiab Giulianova TE), Renata Zorzanello (Fiab Vicenza), Giovanni Cardinali (Fiab Arezzo), Antonio Dalla Venezia (FIAB Mestre-VE), Marco Passigato (FIAB Verona), Fabio Gon (Fiab Monfalcone-GO), Maria Teresa Dandolo (Fiab Napoli), Giorgio Guzzoni (Fiab Brescia), Alessandro Cosci (Fiab Firenze), Germana Prencipe (Fiab Mestre-VE), Massimo Gaspardo Moro (Fiab ChieriTO), Alessandro Mossini (Fiab Lodi), Massimo Tocci (Fiab Torino). Al Collegio dei Revisori Antonella Longo, Marco Celentano e Diego Bassi e al Collegio dei Probiviri Jacopo Michi, Andrea (detto Gigi) Astolfi, Alberto Deana (probiviro supplente Marco Gemignani). www.fiab-onlus.it

Fondata nel 1988, FIAB Onlus-Federazione Italiana Amici della Bicicletta è oggi la più forte realtà associativa di ciclisti italiani non sportivi. Con circa ventimila soci suddivisi in oltre 150 associazioni disseminate su tutto il territorio italiano, FIAB è prima di tutto un’organizzazione ambientalista che, come riporta il suo Statuto, promuove la diffusione della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico in un quadro di riqualificazione dell’ambiente, urbano ed extraurbano. Forte della presenza, tra i suoi soci, di numerosi esperti in campo sanitario, giuridico, urbanistico, ingegneristico e paesaggistico, FIAB è diventata, negli anni, il principale interlocutore di numerosi enti locali sull’importante tema della mobilità sostenibile. FIAB è stata riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente quale associazione di protezione ambientale (art. 13 Legge n. 349/86) e inserita dal Ministero dei Lavori Pubblici tra gli enti e associazioni di comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale.

Tra le numerose iniziative, FIAB organizza ogni anno Bimbimbici, manifestazione nazionale dedicata a bambini e ragazzi che nel 2013 ha toccato 250 città, e Bicistaffetta, per promuovere il cicloturismo quale volano economico del nostro Paese. Fiab aderisce a E.C.F.-Federazione Europea dei Ciclisti. Presidente di FIAB è Giulietta Pagliaccio. Per ulteriori info: www.fiab-onlus.it

DICHIARAZIONE DI MONZA SULLA SICUREZZA STRADALE

Le associazioni aderenti alla Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB), riunite in Assemblea nazionale a Monza il 29 e 30 aprile 2017, si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Michele Scarponi, investito mortalmente la mattina del 22 aprile mentre, in sella alla propria bici, stava pedalando lungo una strada secondaria delle sue Marche. Nel rilevare che, a fronte di un aumento del numero dei ciclisti, la mortalità si è ridotta del 25% in 10 anni, va anche notato che tale riduzione è molto più lenta di quanto richiesto dall’Unione Europea (IV Programma quadro) e che il tributo di vittime sulla strada è sempre troppo elevato (solo nel 2015 hanno perso la vita 251 ciclisti e 602 pedoni, ma anche 891 motociclisti, 1.504 automobilisti e 180 conducenti di mezzi pesanti); senza trascurare i feriti, in numero di gran lunga maggiore (16.454 ciclisti, 20.511 pedoni, 55.971 motociclisti, 143.965 automobilisti e 10.019 conducenti di mezzi pesanti), la cui gravità determina poi in molti casi anche invalidità permanenti. Queste cifre, che denunciamo da anni, non dicono molto delle sofferenze individuali, spesso anonime o dimenticate, che stanno dietro ciascuna delle persone direttamente colpite e delle rispettive famiglie, ma certamente rivelano una delle prime emergenze del nostro Paese: quella della sicurezza sulle strade, i cui costi umani e sociali sono gravissimi ed ingenti. È inaccettabile morire mentre ci si reca a scuola, al lavoro, a fare la spesa, in gita con gli amici. È necessario ripensare la mobilità, in un’ottica di sostenibilità e partendo dagli anelli più deboli della catena: le strade devono essere a misura di persona. In questo senso, la bici è parte della soluzione, non del problema. Non è un caso che i paesi a più elevata ciclabilità (Olanda, Danimarca) sono anche quelli a più bassa incidentalità. Dopo anni di inerzia e di arretratezza culturale, nel fare proprie le istanze della Mobilità nuova e le proposte di riforma che giacevano da tempo inevase, è stato intrapreso un percorso partecipato, culminato nella presentazione del Disegno di Legge-delega per la riforma del Codice della Strada, votato e approvato alla Camera il 9 ottobre 2014; purtroppo tale disegno di legge n. 1638 è fermo al Senato da due anni e mezzo. Così ancora si discute su quale sia il migliore “attaccapanni normativo” (se all’interno di un ennesimo decreto o invece in una legge, secondo voci recentemente rilanciate dalla stampa) per le utenze vulnerabili; oppure nascono proposte estemporanee dalle pretese salvifiche (oggi il rispetto della distanza di 1,5 metri nel sorpasso – condivisibile in via di principio e come campagna informativa, ma di difficile applicabilità pratica come sanzionabilità – ieri la proposta di targare le bici o rendere obbligatorio l’uso del casco). In realtà quello che serve è un disegno organico e strutturato, come quello intrapreso dal citato Disegno di legge delega per la riforma del Codice della Strada, che riporti la persona al centro della normativa, individuando sicurezza e mobilità sostenibile come criteri di premessa per la scrittura delle norme del Codice: controllo della velocità, condivisione degli spazi, riorganizzazione del traffico urbano, ricognizione dell’incidentalità in ambito extraurbano, regolamentazione separata del ciclismo amatoriale e sportivo, 2 promozione della mobilità pedonale e ciclabile e del TPL (Trasporto Pubblico Locale), per citare solo alcuni dei punti salienti. Si pensi, d’altronde, quando si parla di copertura finanziaria, che il costo degli incidenti (secondo i criteri assodati del calcolo del danno sociale) è oggi pari a 23 miliardi di euro l’anno, di cui 4 solo per gli incidenti a pedoni e ciclisti. Questo senza tenere conto dei costi da inquinamento imputabili al traffico veicolare e stimati in circa 70 miliardi di euro l’anno. Il colpevole blocco della programmazione è dimostrato dalla mancata emanazione del PNSS (Piano Nazionale della Sicurezza Stradale) orizzonte 2020 che dovrebbe pianificare le attività da svolgere tra il 2011 ed il 2020 e che invece a tutto il 2017 non è ancora redatto in via definitiva. Per questi motivi, i delegati della FIAB sollecitano il Parlamento ed il Governo nazionale a dimostrare la volontà dichiarata di ridurre l’incidentalità stradale e a seguire i dettami dell’Unione europea completando urgentemente e senza ulteriore ritardo l’iter legislativo della riforma del Codice della Strada, oltre ad approvare finalmente la legge-quadro sulla mobilità ciclistica. Solo una rapida approvazione della legge-delega potrà permettere la riscrittura delle norme e dei regolamenti, compreso quello delle ciclabili, sulla base dei nuovi criteri sopra richiamati, su cui restiamo a disposizione per continuare a fornire il nostro contributo tecnico che non abbiamo mai fatto mancare. Monza, 30 aprile 2017